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MINORI  IN  AFFIDO FAMILIARE:

 

Premessa:

 

La comunità alloggio non sempre risulta una risposta adeguata per i minori, certamente non per i più piccoli, ma in alcuni casi neppure per gli adolescenti (vedi progetto famiglie affidatarie). Difficile riprodurre senza paradossi un clima familiare in un contesto marcatamente istituzionale.

Alcuni minori hanno bisogno di vivere in un clima familiare perché questo é il più indicato a fornire modelli d’aiuto disinteressati, a mostrare forme di scambio affettivo non inquinate da un mandato, ad offrire ruoli affettivi differenziati che in un servizio possono essere percepiti sotto un’unica connotazione professionale. All’interno di un'altra famiglia è possibile persino rivivere e rinnovare aspetti ed affettività positive della famiglia d’origine o della biografia del minore, questo purché le famiglie affidatarie sappiano operare più per soddisfare le esigenze dell’ospite che le proprie.

Questo non è facile.

La prima condizione per riuscire sta nell’autoconsapevolezza della famiglia affidataria in merito alle proprie motivazioni confrontata con gli scopi associativi, la seconda nell’acquisire competenze di tipo professionale (come in Progetto Famiglie affidatarie), la terza sta nel mantenersi in raccordo con la storia e la rete naturale del minore.

Anche questo non è facile. Non è facile tenere questo raccordo perché le famiglie di origine risultano spesso purtroppo anche multi-problematiche, per questo motivo i Servizi Sociali territoriali chiedono  distanza tra famiglia affidataria e famiglia naturale, o quantomeno desiderano filtrare questi rapporti. Il problema che noi registriamo è però che spesso tale filtro è troppo rigido e permane per un tempo che va oltre la fase di crisi acuta del sistema familiare.

L’Associazione Le Vele, che intende operare prioritariamente per il recupero delle reti naturali (con rientri o mantenimenti di rapporti) forma Famiglie affidatarie anche nell’intento di attrezzarle per la cooperazione con gli uffici pubblici nel compito di mediazione e per tenere almeno alcuni rapporti diretti con i parenti del minore. Bisogna assolutamente evitare che le famiglie affidatarie si pongano o vengano percepite come famiglie in competizione con quelle naturali, e la loro capacità di valorizzare la biografia del minore risulta essere l’indicatore tra i più significativi di questa capacità.

Come già precisato nel progetto sulle “famiglie affidatarie” l’Associazione Le Vele non vede l’ affido familiare come una risposta “punto e basta”; importante risulta infatti la condizione in cui questo affido si svolge, ed il contesto a cui si associano le nostre famiglie è un contesto di “aia di cascina”, di gruppo allargato e plurifamiliare. In questo i minori possono rapportarsi con altre esperienze, conoscere più modelli e sperimentare relazioni più estese,  tutte caratterizzate dalla coerenza di alcuni messaggi di fondo. Oltre a ciò la cascina offre possibilità di aiuto scolastico, di formazione professionale, di svago ed anche di inserimento lavorativo, un percorso perciò caratterizzato da molteplicità di proposte e dalla possibilità di spingere verso una progressiva conquista di autonomie.

 

 

Obiettivo generale: accompagnare la crescita del minore verso mete soddisfacenti ed autonomia affettiva. Costruire buone biografie, buona autostima.

Condizioni di risultato: recupero di rapporti nella rete naturale, valorizzazione della storia personale in caso di scarso o mancato recupero.

Criteri di risultato: eventuale reinserimento nel contesto d’origine e/o avvio verso l’indipendenza dell’adulto.

 

Strategie:

Per perseguire gli obiettivi in materia di affido familiare l’Associazione Le Vele opera contemporaneamente  in quattro direzioni: verso la famiglia affidataria, verso la famiglia naturale, verso il Servizio Sociale dei comuni che hanno in carico il minore e la sua famiglia,  e non ultimo verso l’affidato.

 

1. Accompagnamento della famiglia affidataria.

Una volta che i Servizi Sociali abbiano segnalato un bisogno di affido, l’associazione individua tra le famiglie che hanno già partecipato al processo di selezione e che sono nell’elenco ragionato delle famiglie affidatarie (vedi progetto “famiglie affidatarie”) quella che appare più idonea per le caratteristiche del minore descritte dai servizi. In casi particolari è possibile che esperti dell’associazione si rechino nei servizi che ospitano il minore per osservazioni dirette e valutazioni di natura educativa. La famiglia individuata sarà presentata al Servizio Sociale, accostata gradualmente al minore, formata per la gestione delle diverse problematiche e costantemente monitorata, così come evidenziato dalla tabella riassuntiva presentata nel progetto “famiglie affidatarie”.

Inoltre le famiglie affidatarie usufruiranno di sedute di preparazione degli incontri diretti che dovranno avere con i Servizi Sociali, in particolare l’aiuto verrà fornito per stesura relazioni, fronteggiamento situazioni problematiche, definizione dei progetti e rielaborazione incontri.

Nella formazione di base, inoltre, verranno insegnate tecniche per la comunicazione non

direttiva, appropriate per l’ascolto delle istanze della rete familiare del minore.

Naturalmente l’Associazione non intende circoscrivere tutte le attività e le frequenze della famiglia affidataria nel solo ambito della cascina; al contrario intende favorire l’uso di tutti i servizi (sociali, ricreativi, culturali, ecc.) del territorio, ed in questo senso opera per informare le sue famiglie e favorire queste frequenze. 

 

2. Accompagnamento della famiglia naturale (ruolo della cascina sociale).

Ai servizi sociali viene subito chiesto quali iniziative sono in campo per il recupero della famiglia naturale e della rete parentale allo scopo di verificare il ruolo che in ciò anche l’associazione e la famiglia affidataria possono assumere. Per prevenire o diminuire la prevedibile diffidenza della famiglia naturale verso la soluzione dell’affido si ritiene che fondamentale sia il primo contatto e l’apertura della struttura cascina ai familiari naturali, dove possibile, in modo che la comprensione della strategia generale dell’associazione e dei suoi servizi induca il pensiero che non esistono famiglie buone e famiglie cattive, ma soprattutto famiglie sostenute (professionalmente) e famiglie sole (che non ce la fanno). Incontrando la cascina le famiglie naturali possono capire che il figlio non verrà propriamente inserito in una famiglia “alternativa”, ma in un nucleo familiare che opera all’interno di un’organizzazione che proprio nell’ambiente cascina realizza e traduce gran parte dei suoi scopi. La famiglia naturale va rassicurata sul fatto che l’affido non è che una soluzione transitoria e che alcuno intende sottrarre il minore, anzi deve percepire nelle parole e nei fatti che il lavoro che si sta compiendo ha prevalentemente lo scopo di riunificate il nucleo originario. Di grande aiuto potrebbe essere l’incontro con una famiglia  naturale sulla quale si è già in precedenza lavorato e che ora collabora con l’associazione. L’iter del primo contatto deve possibilmente tradursi in contratto sottoscritto per accettazione o almeno per presa visione.

Una volta sciolti i vincoli normativi (eventuali decreti di allontanamento o altro), la stessa famiglia naturale potrà entrare a condividere spazi della cascina, ed è importante che questa informazione venga data fin dal primo contatto e specificato nel contratto.

Appena é possibile il messaggio deve essere di alleanza, e questo è più chiaro se ad interfacciare le due realtà familiari vi è una struttura associativa (fatta di luoghi, strutture e regole) di cui la famiglia affidataria evidenzia l’appartenenza ed a cui la famiglia naturale può aspirare. In questo modo l’associazione è in grado di agire indirettamente anche su di una positiva evoluzione del nucleo originario, in accordo con i servizi sociali e/o con quelli sanitari, per un lavoro di rete caratterizzato da sistemicità.

Durante l’affido familiare la cascina è in grado di offrire spazi per incontri tra familiari naturali e congiunti in affido, sia liberi che di tipo protetto. Gli operatori della cascina sono preparati per monitorare tali incontri e stendere relazioni per i servizi sociali, sempre nell’ottica di individuare percorsi di recupero. Lo stesso spazio può essere utilizzato in modo informale per incontri tra le due famiglie (affidataria e naturale) in cui si individuano azioni da concordare o si redimono conflitti (con la mediazione di una figura tecnica). Una potenzialità che contraddistingue la cascina è quella di poter rendere significativi gli incontri liberi tra genitori naturali e figli, proponendo attività da frequentare liberamente (equitazione, giochi, feste, ecc.) riducendo così l’ansia dei familiari che spesso è associata al non saper che fare nel momento tanto atteso dell’incontro.

I componenti della famiglia naturale hanno la possibilità di trovare ascolto e, in accordo con i Servizi Sociali e Sanitari, trovare in cascina spazi di crescita per sé, costruendo rapporti di affidamento e di fiducia, di consiglio e di solidarietà.

Alla fine dell’affido, se è stato raggiunto l’auspicato reinserimento in famiglia del minore e se il rapporto di fiducia con l’associazione si sarà realizzato e consolidato, alle famiglie

naturali viene aperto il  “COACHING PHONE” (vedi progetto Famiglie Affidatarie) al quale possono rivolgersi per consigli o colloqui di sostegno, così come sarà ancora possibile avere scambi con quella che è stata la famiglia affidataria, tutto per un più morbido passaggio verso la totale autonomia. Al termine del percorso le famiglie, se lo riterranno opportuno, potranno continuare a frequentare, con i loro congiunti, le attività sociali della cascina ed anche offrirsi per avere in affido dei compiti.

scopo input  output controllo

 

 cooperare

-verifica e accordo con i servizi sociali e sanitari per spazi e ruoli di sostegno della famiglia naturale

 

 

Assumere ufficialmente un ruolo

 

  Atti

 

Rassicurare

-il primo incontro è con la struttura cascina

-secondo incontro in cascina con famiglia affidataria

-possibilità di incontrare famiglie naturali sulle quali si è già lavorato precedentemente e che ora collaborano

-informazioni su scopi associativi (primo la riunificazione)

-definire strutturalmente l’appartenenza della famiglia affidataria

 all’associazione

-contratto o documento di presa visione nel quale gli scopi vengono precisati

 

 

La famiglia naturale accetta l’affido

 

 

-atti

-relazioni incontri

-contratto

 

Accompagnare

-correlare la frequenza in cascina e la frequenza incontri a percorsi di sviluppo (in accordo con servizi sociali)

-incontri liberi all’interno delle attività strutturate della cascina (spesso i genitori non sanno che fare “al dunque”)

-incontri protetti (in accordo con servizi sociali)

 

 

La Famiglia naturale percepisce progressione e vantaggi

 

-relazioni

-frequenze ad attività (da verbali)

 

Scambio

-incontri tra famiglie (per consigli)

-incontri per redimere conflitti o chiarire problemi (con mediatore)

-rapporti diretti tra famiglie (di scambio)

 

La famiglia naturale scopre di poter avere ancora un ruolo

 

 

-n° e tipologia di incontri

-relazioni

 

 Buona chiusura

-coaching phone

-mantenimento contatti

Evitare passaggi bruschi  diluendo gradatamente  il ruolo educativo dell’associazione e della famiglia affidataria. Mantenere contatti amicali sulla lunga distanza

 

-n° contatti

-tipologie di argomenti

-progressione di estinzione ruolo d’aiuto (verbali)

 

Rilancio ed ingaggio

-inviti a partecipare ad iniziative (feste ecc.)

-richiesta collaborazione nel rassicurare nuove famiglie

-possibilità di candidarsi  a svolgere compiti all’interno delle attività associative

 

Prevenzione e mantenimento risultati

 

-frequenza attività

-collaborazioni in essere

La tabella suesposta è relativa ovviamente ai percorsi di pieno recupero del nucleo familiare, diversa la situazione in cui il nucleo dovesse rivelarsi molto più problematico per degrado o conflittualità interna. In questo caso il tipo di intervento sarà più strettamente concordato con i Servizi Pubblici e potrebbe non andare oltre quello che abbiamo chiamato lo Scopo di scambio (quarta riga della tabella). In ogni caso l’associazione ha fra le sue attività quella di accoglimento di nuclei separati (di solito mamma e figli) e mette a disposizione dell’intervento anche questa possibilità.

 

3. Collaborazione con i servizi sociali e sanitari

Il lavoro di rete ed il coordinamento è necessario quando si lavora con nuclei disgregati le cui parti operano spesso alla ricerca di alleanze o fornendo informazioni ad uni che non vengono date ad altri. Altresì è necessario che sia il minore che la sua famiglia abbiano la percezione di un lavoro coerente, dove ogni servizio si coordina con l’altro.

Per ottenere il non facile risultato di cui sopra, l’Associazione Le Vele si rapporta con tutte le agenzie che intervengono sul caso (preso in ottica sistemica) utilizzando tutti i canali di comunicazione disponibili. Tutti gli operatori della cascina, famiglie affidatarie professionali comprese, vengono formate per la competenza di saper trasmettere informazioni e relazionare sul caso, nella consapevolezza delle centralità del proprio mandato.

Le cartelle degli utenti sono a disposizione degli altri servizi e periodicamente vengono inviate relazioni, anche da parte della famiglia affidataria, sullo stato dei lavori inerenti il minore a tutte le agenzie che intervengono sul nucleo.  E’ nostra abitudine inoltre richiedere incontri con tutti i membri delle equipe dei servizi sociali quando si riscontrano problemi, specie se questi sono relativi ad una cornice esterna al contesto di affido; ogni incontro viene preparato in cascina anche quando viene gestito direttamente dalla famiglia affidataria.

Come prassi istituzionale l’associazione Le vele, con le famiglie associate, inviano una prima relazione dopo la fase graduale di conoscenza (ospitalità periodica che dura circa due mesi) evidenziando dati rilevati a tutto campo (nel rapporto coi servizi, col minore ed eventualmente con la famiglia naturale), un’altra relazione viene inviata dopo circa tre mesi dall’inserimento, ed ancora una dopo circa un anno (relativa all’indirizzo di consolidamento del rapporto). Nel periodo successivo ai servizi perverrà almeno una relazione all’anno sullo stato del mantenimento dell’inserimento. Questo come rituale e programmata trasmissione documenti.

Per quanto riguarda la definizione del rapporto è utile considerare che le famiglie affidatarie associate a Le Vele fanno riferimento ad una equipe professionale la quale, non solo le supervisiona ed accompagna, ma anche si interfaccia con le altre equipe istituzionali.

Per questo è alta la probabilità che le famiglie e l’associazione relazionino e chiedano riscontri nei momenti di passaggio o di fronte ad alcune difficoltà.

Si tratta di una Equipe che chiede rapporto con altre Equipes.

 

                                                                                

scopo input output controllo 

 

 Condividere

-incontri di gruppo

-comunicazioni con tutti gli operatori

 

Conoscenza utente

-Incontri

-contenuti comunicazione

 

 Far comprendere

-formazione operatori e familiari su linguaggio operazionale

Far comprendere a tutte le parti senza equivoci o interpretazioni che non siano sostenute da dati

-gradimento utente

-gradimento servizi

 

Scambiare

-incontri allargati

Disporre di più punti di vista

-riunioni professionali

 

Cooperazione famiglia/servizi

 

-preparare incontri

-valutare incontri

 Assertività della famiglia affidataria

-verbali

 

 

Documentare

 

Relazioni istituzionalmente programmate:

·         1. relazione fine fase conoscenza

·         relazione fine fase inserimento

·         relazione/i annuale

 

 

 

Scandire fasi

 

 

-verifica protocollo

-verifica fascicolo utente/famiglia

 

 

4. L’accompagnamento del minore.

L’accompagnamento del minore si riassume in quattro fasi temporali che vengono evidenziate da una relazione scritta inviata ai servizi sociali; ogni fase è caratterizzata da un diverso fuoco di osservazione e valutazione. Esse sono: la conoscenza, l’inserimento, l’osservazione/programmazione, la generalizzazione/mantenimento.

 

Nella fase di conoscenza troviamo il primo contatto col minore in forma di visite di un operatore dell’associazione o direttamente da parte di uno o più membri della famiglia affidataria se i rapporti con i Servizi Sociali hanno permesso una almeno minima discriminazione degli elementi di associabilità (caratteristiche del minore con quelle della famiglia). Il fuoco di questo momento è quello di cominciare a familiarizzare con dei visi, di raccogliere dati comportamentali e bisogni del minore (dai servizi), di ipotizzare la gradualità di inserimento. Quindi le visite saranno agite in senso inverso, sarà il minore con i suoi accompagnatori a visitare la famiglia, prima in contesto associativo e poi in casa. La gradualità e la durata di queste visite sarà valutata di volta in volta. La condizione più favorevole sarebbe certamente quella di una famiglia naturale che familiarizza con un’altra famiglia alla quale chiede appoggio ed ospitalità per il figlio. Sappiamo però che queste circostanze sono rare.  Nostro punto di forza è comunque la funzione di antifrizione e contenitore che può essere rappresentato dalle attività e dagli spazi della cascina.

 

Nella fase di inserimento il minore verrà ospitato presso la casa della famiglia affidataria prima per una notte sola, poi per un fine settimana e quindi per un tempo più lungo (circa tre mesi), al termine del quale la famiglia e l’associazione dovrebbero essere in grado di esporre punti di forza e debolezza dell’affido, nell’intento di espandere gli uni e rinforzare o correggere gli altri. Questo periodo è determinante per valutare la tenuta dei sistemi in relazione alle caratteristiche dell’affidato e al suo ambiente di appartenenza, per questo può essere eventualmente prolungato magari con una breve soluzione di continuità (quando è possibile).  In questa fase tutti gli specialisti dell’associazione sono chiamati a valutare, e tutti gli spazi di cascina sono attivati per rendere interessante e rassicurante la cornice di famiglia. La fase di inserimento rappresenta il passaggio più delicato di tutto l’affido in quanto in questa la famiglia affidataria deve riuscire a trasmettere tutta la sua valenza “curativa”: il minore percepirsi protetto e non sottratto, contenuto ma non costretto, accudito ma non sostituito; dal canto suo la famiglia naturale deve sentire quella affidataria come aiuto ma anche come regolatore, coglierne la potenziale provvisorietà insieme al deciso modello.

E’ il momento in cui tutte le competenze di pedagogia interculturale devono essere messe

in gioco, perché un individuo non è mai solo, ma il prodotto di un sistema di valori e di esperienze condivise, è un sistema e come tale va trattato.  La famiglia affidataria favorirà l’immissione nell’ambiente casa, ed in particolare negli spazi privati del minore,  di tutti quegli stimoli personali e culturali, oggettuali, simbolici e verbali, che rappresentano la sua storia. Parlandone con lui solo se egli lo richiederà, rispettando i suoi tempi di elaborazione del cambiamento ed i suoi modi per mantenersi in continuità.

I sistemi valoriali possono diventare aperti soltanto se l’individuo non si sente costretto a

difenderli, questa è la grande lezione che l’associazione, nella sua esperienza sociale ed educativa, ha imparato dalla sua storia. E questo è ciò che viene passato, in termini operativi, a tutte le famiglie affidatarie che vi si associano dovendo operare su dei minori in affido.

 

Alla fase di osservazione-programmazione  si arriva se i  principali nodi evidenziati in quella di inserimento sono stati riconosciuti e se si è valutata l’opportunità di investire su questo percorso. Questa fase non dovrebbe durare meno di un anno e sarà intervallata da riflessioni e valutazioni periodiche in merito a tutte le aree per le quali l’associazione ha disposto un protocollo osservativo: area delle autonomie primarie in relazione all’età, autostima e dimensione affettiva in relazione alla sua influenza sul comportamento, competenze scolastiche, stile di relazione in rapporto a diversi contesti, eventuale presenza di comportamenti problema, caratteristiche del sistema familiare di provenienza e tipo di scambio (ad esempio aspetti interculturali).  Sulla base dei dati e delle osservazioni operate dalla famiglia affidataria o rilevate dai tecnici dell’associazione con sedute di approfondimento (ad esempio sulle competenze scolastiche), e dopo ipotesi valutative anche interfacciate con le altre equipes istituzionali, verrà proposta una traccia di percorso che verrà, in quest’anno, aggiornata di circa tre mesi in tre mesi.

Per il miglior raggiungimento di risultati tutte le risorse “cascina” saranno rese disponibili, compresa quella dei gruppi di sostegno scolastico, di animazione e tempo libero.  Il minore avrà così occasione di rapportarsi ad un gruppo di minori, a diversi modelli di adulti ed anche ad una vita di ”aia” frequentata da altre famiglie, ognuna portatrice di un suo stile relazionale, ognuna sistema.

In ambiente strutturato allargato a più modelli, diventa possibile operare con una pedagogia interculturale che contribuisca a formare le basi per una biografia organica ed armonica del minore. Nei momenti conviviali in cascina ed in quelli familiari, gli operatori e gli affidatari si opereranno per comprendere e valorizzare gli assunti cognitivi e valoriali che hanno formato il minore, le concettualizzazioni che stanno a fondamento della sua vita affettiva, le sue principali immagini mentali ed i meccanismi anche metaforici di convincimento.  Per far questo verranno fatti incontrare più minori con esperienze simili già in corso ed anche con esperienze già in via di elaborazione, ed anche verranno proposte attività di tipo espressivo per favorire l’emergere di vissuti e pensieri per via laterale (lateralizzazione del pensiero sotto forma di metafora espressiva), ed anche possibilità catartiche. Verranno poi aiutate le famiglie affidatarie a raccogliere questi stimoli per poterli opportunamente trasferire nella loro opera educativa (NB I laboratori di attività espressive saranno collocati nella parte ancora da ristrutturare della cascina).

Alla fine della fase di osservazione si dovrebbero avere sufficienti elementi di conoscenza del minore ed anche del suo sistema di provenienza, quanto più possibile tradotti in indicatori comportamentali, e sufficienti riscontri di tentativi di intervento, da poter impostare un programma educativo individualizzato a lungo termine, che punti ad obiettivi di sviluppo, di compensazione ed anche di mantenimento. Tutto in relazione alle possibilità date dalle diverse  temporaneità, traducibili in linguaggio burocratico come “dimissione, proroga dell’affido o affido a tempo indeterminato”.

 

La fase di generalizzazione-mantenimento parte dunque con una progettazione educativa a lungo termine la quale fa tesoro di tutti gli elementi raccolti nella lunga fase di osservazione approfondita in cui sono state sperimentate diverse programmazioni a breve termine.

Le famiglie affidatarie e gli operatori dell’associazione sostengono il minore nelle sue scelte e fanno sì che le sue azioni risultino efficaci; il minore deve sperimentare dei successi perché si ponga con la realtà in un rapporto costruttivo. Egli deve avere la percezione di poter determinare e governare una parte del suo presente, ciò risulta fondamentale per operare verso una riaggregazione biografica che ponga le basi per una proiezione sul futuro. 

In relazione alle diverse tipologie di temporaneità l’associazione è in grado di offrire in cascina diverse professionalità  e sostegno alle scelte: con il potenziamento scolastico in caso di studio (obbligo e post-obbigo), con i corsi di qualificazione professionale e persino con l’apprendistato guidato e l’alternanza scuola-lavoro; sono tutti ambiti di formazione in cui l’associazione opera ed in cui gli affidati hanno la precedenza assoluta nel diritto all’iscrizione.

Un’altra opportunità per gli adolescenti ed i giovani adulti sono poi le attività del laboratorio agricolo ed anche l’appartamento autogestito per percorsi verso l’autonomia per neo-maggiorenni.

                                                                 

scopo input     output       controllo 

 

Conoscere

-visite operatore in residenza minore

-raccolta dati e storia

-parallelismo famiglia

-visite brevi famiglia in residenza minore

-visite del minore in cascina con famiglia

-visite a casa della famiglia affidataria

 

 

 familiarizzare con volti, nomi, persone e contesti

 

 

-Verbali

 

-relazioni

 

 

 

 Inserire

-pernottamenti brevi

-prove di  fine settimana

-prove di durata settimanale

-tre mesi di permanenza i famiglia con frequenza cascina

-attivazione rete clan sull’aia

-attivazione intercultura indiretta (cose, situazioni, ecc.)

 -Rilievo punti forza e debolezza

 

-sperimentare la tenuta dei sistemi

 

-apertura dei sistemi

 

 

-calendario progressione

 

relazione e valutazione

 

 

Osservare  e programmare

-applicare cheklist globali di riferimento

-fissare vaseline su competenze da sostenere-sviluppare

-riconoscere e fronteggiare comportamenti problema in modo funzionale

-modificare rappresentazioni disfunzionali della realtà (laboratori cognitivi)

-pedagogia interculturale e laboratori di pensiero laterale in cui coinvolgere anche famiglia affidataria

 Fare programmi a breve e medio termine.

 

Produrre buone biografie

 

 

-verbali

 

-incontri tra equipe

 

-interviste

 

 

generalizzare e mantenere

-agire su emergenti e sviluppare abilità

-far discriminare successi

-sostenere studi, formazione e/o lavoro

-microcomunità indipendente per post-adolescenti e giovani adulti

 

 

 

Costruire buona autostima e rilanciare per il futuro

 

 

-verbali

 

-relazioni annuali


Vedi diagramma di flusso

 

Associazione "Le Vele" - ONLUS
Sede legale:      via Mazzini, 14 - 20090 Segrate    
Sede operativa: via Rugacesio, 9 - 20096 Pioltello
Iscritta al registro del volontariato della Regione Lombardia, con D.p.g.r. n. 26057 del 24.10.2000
e al Registro Regionale delle Associazioni Familiari con Decreto nr. 3827 del 05.04.2006.

 

 

  Associazione LE VELE onlus - Via Rugacesio, 9 - 20096 Pioltello (MI) - email: info@levele.org