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MINORI IN AFFIDO
FAMILIARE:
Premessa:
La
comunità alloggio non sempre risulta una risposta adeguata per i minori,
certamente non per i più piccoli, ma in alcuni casi neppure per gli
adolescenti (vedi progetto famiglie affidatarie). Difficile riprodurre
senza paradossi un clima familiare in un contesto marcatamente
istituzionale.
Alcuni
minori hanno bisogno di vivere in un clima familiare perché questo é il
più indicato a fornire modelli d’aiuto disinteressati, a mostrare forme
di scambio affettivo non inquinate da un mandato, ad offrire ruoli
affettivi differenziati che in un servizio possono essere percepiti
sotto un’unica connotazione professionale. All’interno di un'altra
famiglia è possibile persino rivivere e rinnovare aspetti ed affettività
positive della famiglia d’origine o della biografia del minore, questo
purché le famiglie affidatarie sappiano operare più per soddisfare le
esigenze dell’ospite che le proprie.
Questo
non è facile.
La prima
condizione per riuscire sta nell’autoconsapevolezza della famiglia
affidataria in merito alle proprie motivazioni confrontata con gli scopi
associativi, la seconda nell’acquisire competenze di tipo professionale
(come in Progetto Famiglie affidatarie), la terza sta nel mantenersi in
raccordo con la storia e la rete naturale del minore.
Anche
questo non è facile. Non è facile tenere questo raccordo perché le
famiglie di origine risultano spesso purtroppo anche
multi-problematiche, per questo motivo i Servizi Sociali territoriali
chiedono distanza tra famiglia affidataria e famiglia naturale, o
quantomeno desiderano filtrare questi rapporti. Il problema che noi
registriamo è però che spesso tale filtro è troppo rigido e permane per
un tempo che va oltre la fase di crisi acuta del sistema familiare.
L’Associazione Le Vele, che intende operare prioritariamente per il
recupero delle reti naturali (con rientri o mantenimenti di rapporti)
forma Famiglie affidatarie anche nell’intento di attrezzarle per la
cooperazione con gli uffici pubblici nel compito di mediazione e per
tenere almeno alcuni rapporti diretti con i parenti del minore. Bisogna
assolutamente evitare che le famiglie affidatarie si pongano o vengano
percepite come famiglie in competizione con quelle naturali, e la loro
capacità di valorizzare la biografia del minore risulta essere
l’indicatore tra i più significativi di questa capacità.
Come già
precisato nel progetto sulle “famiglie affidatarie” l’Associazione Le
Vele non vede l’ affido familiare come una risposta “punto e basta”;
importante risulta infatti la condizione in cui questo affido si svolge,
ed il contesto a cui si associano le nostre famiglie è un contesto di
“aia di cascina”, di gruppo allargato e plurifamiliare. In questo i
minori possono rapportarsi con altre esperienze, conoscere più modelli e
sperimentare relazioni più estese, tutte caratterizzate dalla coerenza
di alcuni messaggi di fondo. Oltre a ciò la cascina offre possibilità di
aiuto scolastico, di formazione professionale, di svago ed anche di
inserimento lavorativo, un percorso perciò caratterizzato da
molteplicità di proposte e dalla possibilità di spingere verso una
progressiva conquista di autonomie.
Obiettivo generale: accompagnare la
crescita del minore verso mete soddisfacenti ed autonomia affettiva.
Costruire buone biografie, buona autostima.
Condizioni di risultato: recupero di
rapporti nella rete naturale, valorizzazione della storia personale in
caso di scarso o mancato recupero.
Criteri di risultato: eventuale
reinserimento nel contesto d’origine e/o avvio verso l’indipendenza
dell’adulto.
Strategie:
Per perseguire gli
obiettivi in materia di affido familiare l’Associazione Le Vele opera
contemporaneamente in quattro direzioni: verso la famiglia affidataria,
verso la famiglia naturale, verso il Servizio Sociale dei comuni che
hanno in carico il minore e la sua famiglia, e non ultimo verso
l’affidato.
1. Accompagnamento della famiglia affidataria.
Una volta che i Servizi
Sociali abbiano segnalato un bisogno di affido, l’associazione individua
tra le famiglie che hanno già partecipato al processo di selezione e che
sono nell’elenco ragionato delle famiglie affidatarie (vedi progetto
“famiglie affidatarie”) quella che appare più idonea per le
caratteristiche del minore descritte dai servizi. In casi particolari è
possibile che esperti dell’associazione si rechino nei servizi che
ospitano il minore per osservazioni dirette e valutazioni di natura
educativa. La famiglia individuata sarà presentata al Servizio Sociale,
accostata gradualmente al minore, formata per la gestione delle diverse
problematiche e costantemente monitorata, così come evidenziato dalla
tabella riassuntiva presentata nel progetto “famiglie affidatarie”.
Inoltre le famiglie
affidatarie usufruiranno di sedute di preparazione degli incontri
diretti che dovranno avere con i Servizi Sociali, in particolare l’aiuto
verrà fornito per stesura relazioni, fronteggiamento situazioni
problematiche, definizione dei progetti e rielaborazione incontri.
Nella formazione di
base, inoltre, verranno insegnate tecniche per la comunicazione non
direttiva, appropriate
per l’ascolto delle istanze della rete familiare del minore.
Naturalmente
l’Associazione non intende circoscrivere tutte le attività e le
frequenze della famiglia affidataria nel solo ambito della cascina; al
contrario intende favorire l’uso di tutti i servizi (sociali,
ricreativi, culturali, ecc.) del territorio, ed in questo senso opera
per informare le sue famiglie e favorire queste frequenze.
2. Accompagnamento della famiglia naturale (ruolo della
cascina sociale).
Ai servizi sociali
viene subito chiesto quali iniziative sono in campo per il recupero
della famiglia naturale e della rete parentale allo scopo di verificare
il ruolo che in ciò anche l’associazione e la famiglia affidataria
possono assumere. Per prevenire o diminuire la prevedibile diffidenza
della famiglia naturale verso la soluzione dell’affido si ritiene che
fondamentale sia il primo contatto e l’apertura della struttura cascina
ai familiari naturali, dove possibile, in modo che la comprensione della
strategia generale dell’associazione e dei suoi servizi induca il
pensiero che non esistono famiglie buone e famiglie cattive, ma
soprattutto famiglie sostenute (professionalmente) e famiglie sole (che
non ce la fanno). Incontrando la cascina le famiglie naturali possono
capire che il figlio non verrà propriamente inserito in una famiglia
“alternativa”, ma in un nucleo familiare che opera all’interno di
un’organizzazione che proprio nell’ambiente cascina realizza e traduce
gran parte dei suoi scopi. La famiglia naturale va rassicurata sul fatto
che l’affido non è che una soluzione transitoria e che alcuno intende
sottrarre il minore, anzi deve percepire nelle parole e nei fatti che il
lavoro che si sta compiendo ha prevalentemente lo scopo di riunificate
il nucleo originario. Di grande aiuto potrebbe essere l’incontro con una
famiglia naturale sulla quale si è già in precedenza lavorato e che ora
collabora con l’associazione. L’iter del primo contatto deve
possibilmente tradursi in contratto sottoscritto per accettazione o
almeno per presa visione.
Una volta sciolti i
vincoli normativi (eventuali decreti di allontanamento o altro), la
stessa famiglia naturale potrà entrare a condividere spazi della
cascina, ed è importante che questa informazione venga data fin dal
primo contatto e specificato nel contratto.
Appena é possibile il
messaggio deve essere di alleanza, e questo è più chiaro se ad
interfacciare le due realtà familiari vi è una struttura associativa
(fatta di luoghi, strutture e regole) di cui la famiglia affidataria
evidenzia l’appartenenza ed a cui la famiglia naturale può aspirare. In
questo modo l’associazione è in grado di agire indirettamente anche su
di una positiva evoluzione del nucleo originario, in accordo con i
servizi sociali e/o con quelli sanitari, per un lavoro di rete
caratterizzato da sistemicità.
Durante l’affido
familiare la cascina è in grado di offrire spazi per incontri tra
familiari naturali e congiunti in affido, sia liberi che di tipo
protetto. Gli operatori della cascina sono preparati per monitorare tali
incontri e stendere relazioni per i servizi sociali, sempre nell’ottica
di individuare percorsi di recupero. Lo stesso spazio può essere
utilizzato in modo informale per incontri tra le due famiglie (affidataria
e naturale) in cui si individuano azioni da concordare o si redimono
conflitti (con la mediazione di una figura tecnica). Una potenzialità
che contraddistingue la cascina è quella di poter rendere significativi
gli incontri liberi tra genitori naturali e figli, proponendo attività
da frequentare liberamente (equitazione, giochi, feste, ecc.) riducendo
così l’ansia dei familiari che spesso è associata al non saper che fare
nel momento tanto atteso dell’incontro.
I componenti della
famiglia naturale hanno la possibilità di trovare ascolto e, in accordo
con i Servizi Sociali e Sanitari, trovare in cascina spazi di crescita
per sé, costruendo rapporti di affidamento e di fiducia, di consiglio e
di solidarietà.
Alla fine dell’affido, se è stato raggiunto l’auspicato reinserimento in
famiglia del minore e se il rapporto di fiducia con l’associazione si
sarà realizzato e consolidato, alle famiglie
naturali viene aperto
il “COACHING PHONE” (vedi progetto Famiglie Affidatarie) al quale
possono rivolgersi per consigli o colloqui di sostegno, così come sarà
ancora possibile avere scambi con quella che è stata la famiglia affidataria, tutto per un più morbido passaggio verso la totale
autonomia. Al termine del percorso le famiglie, se lo riterranno
opportuno, potranno continuare a frequentare, con i loro congiunti, le
attività sociali della cascina ed anche offrirsi per avere in affido dei
compiti.
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scopo |
input |
output |
controllo |
|
cooperare |
-verifica
e accordo con i servizi sociali e sanitari per spazi e ruoli di
sostegno della famiglia naturale
|
Assumere
ufficialmente un ruolo |
Atti |
|
Rassicurare |
-il primo
incontro è con la struttura cascina
-secondo
incontro in cascina con famiglia affidataria
-possibilità di incontrare famiglie naturali sulle quali si è
già lavorato precedentemente e che ora collaborano
-informazioni su scopi associativi (primo la riunificazione)
-definire
strutturalmente l’appartenenza della famiglia affidataria
all’associazione
-contratto o documento di presa visione nel quale gli scopi
vengono precisati |
La
famiglia naturale accetta l’affido |
-atti
-relazioni incontri
-contratto |
|
Accompagnare |
-correlare la frequenza in cascina e la frequenza incontri a
percorsi di sviluppo (in accordo con servizi sociali)
-incontri
liberi all’interno delle attività strutturate della cascina
(spesso i genitori non sanno che fare “al dunque”)
-incontri
protetti (in accordo con servizi sociali) |
La
Famiglia naturale percepisce progressione e vantaggi |
-relazioni
-frequenze ad attività (da verbali) |
|
Scambio |
-incontri
tra famiglie (per consigli)
-incontri
per redimere conflitti o chiarire problemi (con mediatore)
-rapporti
diretti tra famiglie (di scambio) |
La
famiglia naturale scopre di poter avere ancora un ruolo |
-n° e
tipologia di incontri
-relazioni |
|
Buona
chiusura |
-coaching
phone
-mantenimento contatti |
Evitare
passaggi bruschi diluendo gradatamente il ruolo educativo
dell’associazione e della famiglia affidataria. Mantenere
contatti amicali sulla lunga distanza |
-n°
contatti
-tipologie di argomenti
-progressione di estinzione ruolo d’aiuto (verbali) |
|
Rilancio
ed ingaggio |
-inviti a
partecipare ad iniziative (feste ecc.)
-richiesta collaborazione nel rassicurare nuove famiglie
-possibilità di candidarsi a svolgere compiti all’interno delle
attività associative |
Prevenzione e mantenimento risultati |
-frequenza attività
-collaborazioni in essere |
La tabella
suesposta è relativa ovviamente ai percorsi di pieno recupero del nucleo
familiare, diversa la situazione in cui il nucleo dovesse rivelarsi
molto più problematico per degrado o conflittualità interna. In questo
caso il tipo di intervento sarà più strettamente concordato con i
Servizi Pubblici e potrebbe non andare oltre quello che abbiamo chiamato
lo Scopo di scambio (quarta riga della tabella). In ogni caso
l’associazione ha fra le sue attività quella di accoglimento di nuclei
separati (di solito mamma e figli) e mette a disposizione
dell’intervento anche questa possibilità.
3. Collaborazione con i servizi sociali
e sanitari
Il lavoro di rete
ed il coordinamento è necessario quando si lavora con nuclei disgregati
le cui parti operano spesso alla ricerca di alleanze o fornendo
informazioni ad uni che non vengono date ad altri. Altresì è necessario
che sia il minore che la sua famiglia abbiano la percezione di un lavoro
coerente, dove ogni servizio si coordina con l’altro.
Per ottenere il non
facile risultato di cui sopra, l’Associazione Le Vele si rapporta con
tutte le agenzie che intervengono sul caso (preso in ottica sistemica)
utilizzando tutti i canali di comunicazione disponibili. Tutti gli
operatori della cascina, famiglie affidatarie professionali comprese,
vengono formate per la competenza di saper trasmettere informazioni e
relazionare sul caso, nella consapevolezza delle centralità del proprio
mandato.
Le cartelle degli
utenti sono a disposizione degli altri servizi e periodicamente vengono
inviate relazioni, anche da parte della famiglia affidataria, sullo
stato dei lavori inerenti il minore a tutte le agenzie che intervengono
sul nucleo. E’ nostra abitudine inoltre richiedere incontri con tutti i
membri delle equipe dei servizi sociali quando si riscontrano problemi,
specie se questi sono relativi ad una cornice esterna al contesto di
affido; ogni incontro viene preparato in cascina anche quando viene
gestito direttamente dalla famiglia affidataria.
Come prassi
istituzionale l’associazione Le vele, con le famiglie associate, inviano
una prima relazione dopo la fase graduale di conoscenza (ospitalità
periodica che dura circa due mesi) evidenziando dati rilevati a tutto
campo (nel rapporto coi servizi, col minore ed eventualmente con la
famiglia naturale), un’altra relazione viene inviata dopo circa tre mesi
dall’inserimento, ed ancora una dopo circa un anno (relativa
all’indirizzo di consolidamento del rapporto). Nel periodo successivo ai
servizi perverrà almeno una relazione all’anno sullo stato del
mantenimento dell’inserimento. Questo come rituale e programmata
trasmissione documenti.
Per quanto riguarda
la definizione del rapporto è utile considerare che le famiglie
affidatarie associate a Le Vele fanno riferimento ad una equipe
professionale la quale, non solo le supervisiona ed accompagna, ma anche
si interfaccia con le altre equipe istituzionali.
Per questo è alta
la probabilità che le famiglie e l’associazione relazionino e chiedano
riscontri nei momenti di passaggio o di fronte ad alcune difficoltà.
Si tratta di una
Equipe che chiede rapporto con altre Equipes.
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scopo |
input |
output |
controllo |
|
Condividere |
-incontri
di gruppo
-comunicazioni con tutti gli operatori |
Conoscenza utente |
-Incontri
-contenuti comunicazione |
|
Far
comprendere |
-formazione operatori e familiari su linguaggio operazionale |
Far
comprendere a tutte le parti senza equivoci o interpretazioni
che non siano sostenute da dati |
-gradimento utente
-gradimento servizi |
|
Scambiare |
-incontri
allargati |
Disporre
di più punti di vista |
-riunioni
professionali |
|
Cooperazione famiglia/servizi
|
-preparare incontri
-valutare
incontri |
Assertività
della famiglia affidataria |
-verbali |
|
Documentare
|
Relazioni
istituzionalmente programmate:
·
1. relazione fine
fase conoscenza
·
relazione fine
fase inserimento
·
relazione/i
annuale
|
Scandire
fasi |
-verifica
protocollo
-verifica
fascicolo utente/famiglia |
4. L’accompagnamento del minore.
L’accompagnamento
del minore si riassume in quattro fasi temporali che vengono evidenziate
da una relazione scritta inviata ai servizi sociali; ogni fase è
caratterizzata da un diverso fuoco di osservazione e valutazione. Esse
sono: la conoscenza,
l’inserimento, l’osservazione/programmazione, la
generalizzazione/mantenimento.
Nella fase di conoscenza
troviamo il
primo contatto col minore in forma di visite di un operatore
dell’associazione o direttamente da parte di uno o più membri della
famiglia affidataria se i rapporti con i Servizi Sociali hanno permesso
una almeno minima discriminazione degli elementi di associabilità
(caratteristiche del minore con quelle della famiglia). Il fuoco di
questo momento è quello di cominciare a familiarizzare con dei visi, di
raccogliere dati comportamentali e bisogni del minore (dai servizi), di
ipotizzare la gradualità di inserimento. Quindi le visite saranno agite
in senso inverso, sarà il minore con i suoi accompagnatori a visitare la
famiglia, prima in contesto associativo e poi in casa. La gradualità e
la durata di queste visite sarà valutata di volta in volta. La
condizione più favorevole sarebbe certamente quella di una famiglia
naturale che familiarizza con un’altra famiglia alla quale chiede
appoggio ed ospitalità per il figlio. Sappiamo però che queste
circostanze sono rare. Nostro punto di forza è comunque la funzione di
antifrizione e contenitore che può essere rappresentato dalle attività e
dagli spazi della cascina.
Nella fase di inserimento
il minore verrà ospitato presso la casa della famiglia affidataria prima
per una notte sola, poi per un fine settimana e quindi per un tempo più
lungo (circa tre mesi), al termine del quale la famiglia e
l’associazione dovrebbero essere in grado di esporre punti di forza e
debolezza dell’affido, nell’intento di espandere gli uni e rinforzare o
correggere gli altri. Questo periodo è determinante per valutare la
tenuta dei sistemi in relazione alle caratteristiche dell’affidato e al
suo ambiente di appartenenza, per questo può essere eventualmente
prolungato magari con una breve soluzione di continuità (quando è
possibile). In questa fase tutti gli specialisti dell’associazione sono
chiamati a valutare, e tutti gli spazi di cascina sono attivati per
rendere interessante e rassicurante la cornice di famiglia. La fase di
inserimento rappresenta il passaggio più delicato di tutto l’affido in
quanto in questa la famiglia affidataria deve riuscire a trasmettere
tutta la sua valenza “curativa”: il minore percepirsi protetto e non
sottratto, contenuto ma non costretto, accudito ma non sostituito; dal
canto suo la famiglia naturale deve sentire quella affidataria come
aiuto ma anche come regolatore, coglierne la potenziale provvisorietà
insieme al deciso modello.
E’ il momento in
cui tutte le competenze di pedagogia interculturale devono essere messe
in gioco, perché un
individuo non è mai solo, ma il prodotto di un sistema di valori e di
esperienze condivise, è un sistema e come tale va trattato. La famiglia
affidataria favorirà l’immissione nell’ambiente casa, ed in particolare
negli spazi privati del minore, di tutti quegli stimoli personali e
culturali, oggettuali, simbolici e verbali, che rappresentano la sua
storia. Parlandone con lui solo se egli lo richiederà, rispettando i
suoi tempi di elaborazione del cambiamento ed i suoi modi per mantenersi
in continuità.
I sistemi valoriali
possono diventare aperti soltanto se l’individuo non si sente costretto
a
difenderli, questa
è la grande lezione che l’associazione, nella sua esperienza sociale ed
educativa, ha imparato dalla sua storia. E questo è ciò che viene
passato, in termini operativi, a tutte le famiglie affidatarie che vi si
associano dovendo operare su dei minori in affido.
Alla fase di osservazione-programmazione
si arriva se i principali nodi evidenziati in quella di inserimento
sono stati riconosciuti e se si è valutata l’opportunità di investire su
questo percorso. Questa fase non dovrebbe durare meno di un anno e sarà
intervallata da riflessioni e valutazioni periodiche in merito a tutte
le aree per le quali l’associazione ha disposto un protocollo
osservativo: area delle autonomie primarie in relazione all’età,
autostima e dimensione affettiva in relazione alla sua influenza sul
comportamento, competenze scolastiche, stile di relazione in rapporto a
diversi contesti, eventuale presenza di comportamenti problema,
caratteristiche del sistema familiare di provenienza e tipo di scambio
(ad esempio aspetti interculturali). Sulla base dei dati e delle
osservazioni operate dalla famiglia affidataria o rilevate dai tecnici
dell’associazione con sedute di approfondimento (ad esempio sulle
competenze scolastiche), e dopo ipotesi valutative anche interfacciate
con le altre equipes istituzionali, verrà proposta una traccia di
percorso che verrà, in quest’anno, aggiornata di circa tre mesi in tre
mesi.
Per il miglior
raggiungimento di risultati tutte le risorse “cascina” saranno rese
disponibili, compresa quella dei gruppi di sostegno scolastico, di
animazione e tempo libero. Il minore avrà così occasione di rapportarsi
ad un gruppo di minori, a diversi modelli di adulti ed anche ad una vita
di ”aia” frequentata da altre famiglie, ognuna portatrice di un suo
stile relazionale, ognuna sistema.
In ambiente
strutturato allargato a più modelli, diventa possibile operare con una
pedagogia interculturale che contribuisca a formare le basi per una
biografia organica ed armonica del minore. Nei momenti conviviali in
cascina ed in quelli familiari, gli operatori e gli affidatari si
opereranno per comprendere e valorizzare gli assunti cognitivi e
valoriali che hanno formato il minore, le concettualizzazioni che stanno
a fondamento della sua vita affettiva, le sue principali immagini
mentali ed i meccanismi anche metaforici di convincimento. Per far
questo verranno fatti incontrare più minori con esperienze simili già in
corso ed anche con esperienze già in via di elaborazione, ed anche
verranno proposte attività di tipo espressivo per favorire l’emergere di
vissuti e pensieri per via laterale (lateralizzazione del pensiero sotto
forma di metafora espressiva), ed anche possibilità catartiche. Verranno
poi aiutate le famiglie affidatarie a raccogliere questi stimoli per
poterli opportunamente trasferire nella loro opera educativa (NB I
laboratori di attività espressive saranno collocati nella parte ancora
da ristrutturare della cascina).
Alla fine della
fase di osservazione si dovrebbero avere sufficienti elementi di
conoscenza del minore ed anche del suo sistema di provenienza, quanto
più possibile tradotti in indicatori comportamentali, e sufficienti
riscontri di tentativi di intervento, da poter impostare un programma
educativo individualizzato a lungo termine, che punti ad obiettivi di
sviluppo, di compensazione ed anche di mantenimento. Tutto in relazione
alle possibilità date dalle diverse temporaneità, traducibili in
linguaggio burocratico come “dimissione, proroga dell’affido o affido
a tempo indeterminato”.
La fase di generalizzazione-mantenimento
parte dunque
con una progettazione educativa a lungo termine la quale fa tesoro di
tutti gli elementi raccolti nella lunga fase di osservazione
approfondita in cui sono state sperimentate diverse programmazioni a
breve termine.
Le famiglie
affidatarie e gli operatori dell’associazione sostengono il minore nelle
sue scelte e fanno sì che le sue azioni risultino efficaci; il minore
deve sperimentare dei successi perché si ponga con la realtà in un
rapporto costruttivo. Egli deve avere la percezione di poter determinare
e governare una parte del suo presente, ciò risulta fondamentale per
operare verso una riaggregazione biografica che ponga le basi per una
proiezione sul futuro.
In relazione alle
diverse tipologie di temporaneità l’associazione è in grado di offrire
in cascina diverse professionalità e sostegno alle scelte: con il
potenziamento scolastico in caso di studio (obbligo e post-obbigo), con
i corsi di qualificazione professionale e persino con l’apprendistato
guidato e l’alternanza scuola-lavoro; sono tutti ambiti di formazione in
cui l’associazione opera ed in cui gli affidati hanno la precedenza
assoluta nel diritto all’iscrizione.
Un’altra
opportunità per gli adolescenti ed i giovani adulti sono poi le attività
del laboratorio agricolo ed anche l’appartamento autogestito per
percorsi verso l’autonomia per neo-maggiorenni.
|
scopo |
input
|
output
|
controllo |
|
Conoscere |
-visite
operatore in residenza minore
-raccolta
dati e storia
-parallelismo famiglia
-visite
brevi famiglia in residenza minore
-visite
del minore in cascina con famiglia
-visite a
casa della famiglia affidataria |
familiarizzare con volti, nomi, persone e contesti |
-Verbali
-relazioni |
|
Inserire |
-pernottamenti brevi
-prove
di fine settimana
-prove di
durata settimanale
-tre mesi
di permanenza i famiglia con frequenza cascina
-attivazione rete clan sull’aia
-attivazione intercultura indiretta (cose, situazioni, ecc.) |
-Rilievo
punti forza e debolezza
-sperimentare la tenuta dei sistemi
-apertura
dei sistemi |
-calendario progressione
relazione
e valutazione |
|
Osservare e programmare |
-applicare cheklist globali di riferimento
-fissare
vaseline su competenze da sostenere-sviluppare
-riconoscere e fronteggiare comportamenti problema in modo
funzionale
-modificare rappresentazioni disfunzionali della realtà
(laboratori cognitivi)
-pedagogia interculturale e laboratori di pensiero laterale in
cui coinvolgere anche famiglia affidataria |
Fare
programmi a breve e medio termine.
Produrre
buone biografie |
-verbali
-incontri
tra equipe
-interviste |
|
generalizzare e mantenere |
-agire su
emergenti e sviluppare abilità
-far
discriminare successi
-sostenere studi, formazione e/o lavoro
-microcomunità indipendente per post-adolescenti e giovani
adulti
|
Costruire
buona autostima e rilanciare per il futuro |
-verbali
-relazioni annuali |
Vedi diagramma di flusso
Associazione "Le Vele" -
ONLUS
Sede legale: via Mazzini, 14 - 20090 Segrate
Sede operativa: via Rugacesio, 9 - 20096 Pioltello
Iscritta al registro del volontariato della Regione Lombardia, con
D.p.g.r. n. 26057 del 24.10.2000
e al Registro
Regionale delle Associazioni Familiari con Decreto nr. 3827 del
05.04.2006. |